La marchetta del casello

Dopo l’ultimo Consiglio Comunale, probabilmente si è messa la parola fine al lungo travaglio per partorire il secondo casello autostradale della città di Pesaro. Purtroppo il nascituro non sembra però essere in buona salute, visto il modo in cui ha visto la luce. La sala parto è quella solita per le espressioni dell’organo rappresentativo cittadino, cioè la Sala Sala del Consiglio del Palazzo Comunale ma l’ambiente non era senza dubbio sterile ed asettico come in altre situazioni. Un alone di tensione e nervosismo, anche tra gli stessi membri dello staff ostetrico di maggioranza, copriva come un lenzuolo il capo di tutti i presenti. Tutti si fa per dire. Alcuni scranni vuoti si notavano e come in assise visto che dei 51 aventi diritto all’accesso, soltanto in 34 hanno iniziato la procedura di espulsione del dispositivo, mentre solo in 28 sono riusciti ad arrivare alle ore 1.55 am di martedì 8 maggio 2012. Ora del lieto evento dopo cinque ore e mezza di estenuanti contrazioni.

L’area dove si farà il casello, vista interattiva da Google

Una maratona consigliare in cui si è sentito tutto ed il contrario di tutto senza però avere carte in mano. Nemmeno una piccola morfologica per capire come stesse il casellino. A scaturire il dibattito le parole del Sindaco, capo ostetrico, Luca Ceriscioli che dopo un consulto mattutino con insigni specialisti di Società Autostrade, ha sentenziato (tramite il suo alter ego consigliare Ciancamerla) il sesso del casello. Ne maschio sul rettilineo di via Solferino, ne femmina sul monte di venere retrostante a Santa Veneranda. Il prossimo figlio cementifico di Ceriscioli sarà un ibrido, piccolo ma a valle di Santa Veneanda, con una propagazione d’asfalto che arriverà fino a Muraglia. Un pachiderma stradale geneticamente modificato che i suddetti dottoroni hanno garantito come specializzato e favorito nella dura lotta evoluzionistica della circolazione automobilistica.

Un dubbio etico è quindi sorto, sopratutto nelle file della minoranza, ma la proposta di riflettere rimandando il voto di qualche giorno è stata ben rigettata dall’assemblea. Si è quindi proceduto cercando il miglior modo per aiutare la puerpera a sgravare. C’è chi pensava ad un’epidurale, chi al cesario e chi perfino ha proposto di ricucire la vagina per evitare che l’obbrobrio vedesse il giorno. Nemmeno l’ipotesi di un aborto indotto postumo ha sfondato le convinzioni dei medici del piddi che a testa bassa hanno continuato con massaggi perineali per stimolare il parto, limitandosi alla somministrazione di un Moment Act sotto forma di emendamento che limiterà l’uso del nuovo casello soltanto alle autovetture senza il transito a veicoli pesanti.

A questo punto, forse sentiti presi per i fondelli, qualcuno dello staff di maggioranza ha voluto esprimere il suo dissenso, a cominciare da Milena Signorotti che del PD si sente “parte di minoranza”, tratta allo strenuo di una omeopota in un convegno farmaceutico. Anche l’anziano e stoico Trebbi (PRC), con la palpebra bassa, si defila dichiarandosi contrario, così come il tirocinante Di Bella (IDV) che sul casello non ha mai votato e non vuole incominciare proprio nel momento peggiore. Il più agguerrito, tra i collaboratori di Ceriscioli, resta comunque Mauro Mosconi di Vivi Pesaro che preannuncia una “guerra senza quartiere” per dimostrare la bontà della sua diagnosi contro il consulto. Anche il primario del reparto di Urbanistica, Luca Pieri, tradisce il collega e palesa per l’ennesima volta la sua contrarietà alla natalità del casellino.

Alla fine sono solo 18 i Consiglieri comunali che si stringono intorno alla culla votando a favore anche se le facce, appena visto il corpicino deforme del piccolo mostriciattolo, non saranno certo state quelle di chi ha una visione celestiale davanti a se. Quel nuovo venuto, infatti, non assomiglia a nessuno dei genitori ma stranamente ha i lineamenti imbronciati dell’Assessore Regionale Luigi Viventi. Uno schock per quelli che iniziano a mettere insieme i pezzi ricordandosi che proprio lui fu l’unico, ed ultimo, a parlare del casello Pesaro Sud a valle di Santa Veneranda. Che il nuovo svincolo sia figlio di una scappatella?

No, altrimenti il padre avrebbe avuto da ridire, invece sghignazza. Il casellino è figlio di una vera e propria marchetta! Ci si vende un po’ di territorio per finire di pagare i buffi (le strade incompiute) che altrimenti non sarebbero stati evasi. Come inizio, insomma, non c’è male. Benvenuto Casellino Sud.

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Un pensiero su “La marchetta del casello

  1. Alan Palombi ha detto:

    Purtroppo nessun politico locale ha pubblicamente espresso questo semplice concetto: “Alla città servono alcune strade che noi come Comune non possiamo fare visto che ci mancano i soldi. Per trovarli dobbiamo vendere un pezzo di territorio e questo è l’unico che interessa ad Autostrade”. Il dibattito avrebbe dovuto essere improntato sulla “ricompensa” da dare ai cittadini più penalizzati come quelli che abitano quell’area. Prima, però, si poteva anche discutere se effettivamente le nuove strade che Società Autostrade costruirà servono davvero alla città. Questo, secondo me, era il dibattito vero che invece non si è mai fatto.

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