I conti della serva su Brasile 2014 – Parte 1

SOMMARIO: Premi alle Federazioni + Premi per i Club + Valore delle Nazionali + Produzione e Benefici + CONCACAF + CONMOBOL + AFC + CAF

Brasile 2014 ormai è consegnato agli almanacchi, la smobilitazione è già a buon punto e anche le ubriacature, di gioia o per dimenticare, sono state smaltite. Rimane, per i più, solo il tempo dei ricordi, belli o brutti che siano, tranne che per i ragionieri del calcio. I contabili della Fifa, infatti, sono ora chiamati a giocare la loro partita: bonificare premi, royalities, compensi, rimborsi e scarichi assicurativi.

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La marchetta del casello

Dopo l’ultimo Consiglio Comunale, probabilmente si è messa la parola fine al lungo travaglio per partorire il secondo casello autostradale della città di Pesaro. Purtroppo il nascituro non sembra però essere in buona salute, visto il modo in cui ha visto la luce. La sala parto è quella solita per le espressioni dell’organo rappresentativo cittadino, cioè la Sala Sala del Consiglio del Palazzo Comunale ma l’ambiente non era senza dubbio sterile ed asettico come in altre situazioni. Un alone di tensione e nervosismo, anche tra gli stessi membri dello staff ostetrico di maggioranza, copriva come un lenzuolo il capo di tutti i presenti. Tutti si fa per dire. Alcuni scranni vuoti si notavano e come in assise visto che dei 51 aventi diritto all’accesso, soltanto in 34 hanno iniziato la procedura di espulsione del dispositivo, mentre solo in 28 sono riusciti ad arrivare alle ore 1.55 am di martedì 8 maggio 2012. Ora del lieto evento dopo cinque ore e mezza di estenuanti contrazioni.

L’area dove si farà il casello, vista interattiva da Google

Una maratona consigliare in cui si è sentito tutto ed il contrario di tutto senza però avere carte in mano. Nemmeno una piccola morfologica per capire come stesse il casellino. A scaturire il dibattito le parole del Sindaco, capo ostetrico, Luca Ceriscioli che dopo un consulto mattutino con insigni specialisti di Società Autostrade, ha sentenziato (tramite il suo alter ego consigliare Ciancamerla) il sesso del casello. Ne maschio sul rettilineo di via Solferino, ne femmina sul monte di venere retrostante a Santa Veneranda. Il prossimo figlio cementifico di Ceriscioli sarà un ibrido, piccolo ma a valle di Santa Veneanda, con una propagazione d’asfalto che arriverà fino a Muraglia. Un pachiderma stradale geneticamente modificato che i suddetti dottoroni hanno garantito come specializzato e favorito nella dura lotta evoluzionistica della circolazione automobilistica.

Un dubbio etico è quindi sorto, sopratutto nelle file della minoranza, ma la proposta di riflettere rimandando il voto di qualche giorno è stata ben rigettata dall’assemblea. Si è quindi proceduto cercando il miglior modo per aiutare la puerpera a sgravare. C’è chi pensava ad un’epidurale, chi al cesario e chi perfino ha proposto di ricucire la vagina per evitare che l’obbrobrio vedesse il giorno. Nemmeno l’ipotesi di un aborto indotto postumo ha sfondato le convinzioni dei medici del piddi che a testa bassa hanno continuato con massaggi perineali per stimolare il parto, limitandosi alla somministrazione di un Moment Act sotto forma di emendamento che limiterà l’uso del nuovo casello soltanto alle autovetture senza il transito a veicoli pesanti.

A questo punto, forse sentiti presi per i fondelli, qualcuno dello staff di maggioranza ha voluto esprimere il suo dissenso, a cominciare da Milena Signorotti che del PD si sente “parte di minoranza”, tratta allo strenuo di una omeopota in un convegno farmaceutico. Anche l’anziano e stoico Trebbi (PRC), con la palpebra bassa, si defila dichiarandosi contrario, così come il tirocinante Di Bella (IDV) che sul casello non ha mai votato e non vuole incominciare proprio nel momento peggiore. Il più agguerrito, tra i collaboratori di Ceriscioli, resta comunque Mauro Mosconi di Vivi Pesaro che preannuncia una “guerra senza quartiere” per dimostrare la bontà della sua diagnosi contro il consulto. Anche il primario del reparto di Urbanistica, Luca Pieri, tradisce il collega e palesa per l’ennesima volta la sua contrarietà alla natalità del casellino.

Alla fine sono solo 18 i Consiglieri comunali che si stringono intorno alla culla votando a favore anche se le facce, appena visto il corpicino deforme del piccolo mostriciattolo, non saranno certo state quelle di chi ha una visione celestiale davanti a se. Quel nuovo venuto, infatti, non assomiglia a nessuno dei genitori ma stranamente ha i lineamenti imbronciati dell’Assessore Regionale Luigi Viventi. Uno schock per quelli che iniziano a mettere insieme i pezzi ricordandosi che proprio lui fu l’unico, ed ultimo, a parlare del casello Pesaro Sud a valle di Santa Veneranda. Che il nuovo svincolo sia figlio di una scappatella?

No, altrimenti il padre avrebbe avuto da ridire, invece sghignazza. Il casellino è figlio di una vera e propria marchetta! Ci si vende un po’ di territorio per finire di pagare i buffi (le strade incompiute) che altrimenti non sarebbero stati evasi. Come inizio, insomma, non c’è male. Benvenuto Casellino Sud.

Muraglia, l’ospedale da consumarsi entro e non oltre….

Sono bastate poche parole da parte del Sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli durante il Consiglio Comunale di lunedì 19 Marzo per riportare d’attualità il tema dell’Ospedale Unico tra Pesaro e Fano. “Mi stupisce sentire oggi che rimane aperto l’Ospedale di Muraglia nel ridisegno della struttura ospedaliera”, questa la frase all’interno del dibattito sull’Ordine del Giorno bipartisan proposto dai consiglieri per bloccare il trasferimento di tutti gli uffici amministrativi dell’Asur1 a Fano. Una dichiarazione che ha alzato un polverone nel quale sembrano si siano smarriti molti politici locali. A cominciare dalla Vice Sindaco Catalano che nei giorni successivi ha cercato di attenuare il colpo parlando di “ultimo passoverso la realizzazione dell’Ospedale Unico ma tante sono state le prese di distanza fuori e dentro la maggioranza politica.

La perplessità sull’uscita di Ceriscioli è comunque comprensibile visto che il sito di Muraglia era anche tra quelli papabili per la costruzione del nuovo nosocomio comune tra Pesaro e Fano, però c’è dell’altro. Il polo ospedaliero è infatti una delle strutture più recenti che la sanità pubblica locale ha prodotto negli ultimi decenni, con una spesa pubblica di oltre 10 milioni di euro negli ultimi nove anni ma ancora non effettivamente terminato completamente. E’ notizia di poche settimane fa, infatti, dell’apertura di un consultorio per le patologie trattate mentre soltanto a fine 2011 è stato trasferito il reparto di Medicina Nucleare dalla sede centrale del S.Salvatore.

Una struttura appena uscita dalla fase di rodaggio, dunque, che però ha già assunto una notevole importanza per le innovazioni introdotte, l’alta tecnologia e per la funzionalità resa ai cittadini. Sicuramente la più importante è la creazione del reparto di Radioterapia inaugurato nel 2007, grazie anche ai 3 milioni devoluti dalla Fondazione Cassa di Risparmio Pesaro, e in continua espansione. Nel 2009, invece, è stato trasferito a Muraglia il reparto di Malattie Infettive, sei anni dopo l’ampliamento dell’Oncologia e la creazione di un centro per cure palliative per malati terminali. Dal 2001, invece, risiede nel nuovo polo la camera mortuaria oltre all’Istituto di Igiene Mentale attivo già dalla metà degli anni ’80.

Un progetto, quello del decentramento del S.Salvatore, nato sul finire degli anni ’90 e concretizzato con i primi finanziamenti stanziati nel 1996 quando la Regione quantificò in 12,5 milioni di euro il costo dell’operazione. L’accordo vero e proprio venne però stipulato solo nel ’99 e prevedeva che lo spostamento dei reparti già menzionati avvenisse entro tre anni. La complessità dei lavori impose alla Regione e all’Azienda Ospedaliera uno slittamento del termine per il maggio del 2005 ma anche in quella occasione non si riuscì a rispettare la road map per via del fallimento della ditta appaltatrice. Il nuovo accordo portò ad una riduzione del costo dell’opera, limata rispetto alla precedente di circa mezzo milione ma senza imporre una scadenza specifica ai lavori.

Dopo quindici anni il progetto ha ormai i contorni definiti della realtà, con alcuni dettagli da sistemare e tanto ancora dare alla collettività ma già si parla di dismissione. In periodo di crisi, non sembra sicuramente la scelta più ovvia. Però le parole del Sindaco potrebbero essere state dai più travisate e ben interpretate invece dalla Catalano, consapevole dei tempi lunghi delle opere pubbliche e dei bisogni dei malati. Come riportato da un’intervista a Thomas Del Bianco su Il Messaggero di Mercoledì 22 Marzo, la Vice Sindaco ricorda, parlando di Muraglia, che certe strutture non possono aspettare, non hanno vita eterna e devono per forza essere aggiornate. Questo il succo.

La costola distaccata di Muraglia, quindi, pare una struttura a tempo determinato che a fine contratto dovrà trovarsi una nuova collocazione. Se il nuovo ospedale può fregiarsi della qualifica di unico, quello di Muraglia ha dalla sua la rarità. Si è sentito parlare più volte di ospedalieri e assistenti sanitari a termine ma mai di un Ospedale precario. Da questa settimana anche questa lacuna è stata colmata.

Tagli alle Province, quanto vale Pesaro&Urbino?

Nella manovra “Salva Italia”, da qualcuno denominata “Si salvi chi può”, c’è il taglio delle Provincie che nei mesi passati è stato più volte discusso ed auspicato da quasi tutte le forze politiche. Almeno a voce, davanti ai microfoni. Le Provincie, però, sono istituti sancite dalla Costituzione quindi per la loro definitiva eliminazione non basta un Decreto Legge, come è questa manovra, ma è necessaria una larga intesa parlamentare non proprio rapida e sbrigativa. Per accelerare i tempi, Monti ha deciso di intervenire dove poteva, sforbiciando sulla loro funzionalità.

Nel testo che il Parlamento dovrà discutere viene prospettata la cancellazione delle Giunte oltre ad abbassare il numero dei componenti dei Consigli che non potranno contare più di 10 unità. Di fatto la Provincia verrà svuotata dei suoi compiti (Istruzione Secondaria, Formazione Professionale, Manutenzione Strade di Competenza, Vigilanza e Salvaguardia dei Beni Ambientali, Sostegni al Lavoro, etc.) che saranno ripartiti tra Regioni e Comuni.  Il provvedimento dovrebbe partire già dal prossimo anno, si parla del 30 Aprile o di Novembre ma la puzza di anticostituzionalità nell’abolizione di un Organo elettivo è molto forte e gli esiti sono ancora incerti. Voci rimbalzano ma con molta probabilità i tagli si avranno soltanto dopo la naturale scadenza dei mandati. Facendo una botta di conti, comunque, non sembra si tratterà di vera rivoluzione, almeno dal punto di vista economico.

TabellaGiuntaConsiderando la Provincia di Pesaro e Urbino, il risparmio dovrebbe aggirarsi tra indennità e gettoni di presenza a circa 435 mila euro annui lordi. Dai 530 mila euro odierni si dovrebbe passare a poco meno di 100 mila come compensi per gli amministratori politici, un taglio drastico del 81.8% dei costi.

La maggior fetta riguarderà l’esecutivo che oggi costa circa 405 mila euro mentre senza la Giunta Ricci i pesaresi (gli italiani) risparmierebbero qualcosa come di 330 mila euro lordi l’anno, ovvero il compenso fisso che oggi prendono i sei Assessori nominati ed il Vice Ricci. La manovra infatti non cancella anche il Presidente che da solo vale quasi 72 mila euro.

Il suo omologo in Consiglio percepisce invece quasi 47 mila euro l’anno (sforbiciati) mentre per gli altri 29 consiglieri i calcoli sono più difficili da fare a priori visto che ricompensati con gettoni di presenza fissati a 69,72€ ogni seduta. Considerati gli ultimi dati diffusi dalla Provincia, relativi al primo semestre del mandato, si può estrapolare un compenso annuo lordo pro capite di circa 2.800 euro calcolato su una media di 40 presenze tra Sedute e Commissioni che porta a una spesa annua di circa 80 mila euro per i componenti ordinari. In totale, quindi, gli eletti oggi costano qualcosa come 127 mila euro l’anno mentre dal prossimo mandato, nel caso il testo della manovra rimanga invariato, la spesa per il Consiglio scenderebbe a soli 25 mila euro, considerando l’abbassamento del numero dei consiglieri a 9 unità e l’abolizione del Presidente del Consiglio. 

Non male ma sempre una goccia nel mare che nella migliore ipotesi potrebbe arrivare a non più 500 mila euro. Vanno comunque sommati a questi compensi anche i rimborsi che la Provincia versa ai datori di lavoro di quei consiglieri dipendenti in aziende private per i giorni di assenza e gli altri rimborsi, entrambi difficili da quantificare. Nel Piano Economico Generale per il 2011-2013 (Titolo 1 -Cap. 300 – art. 1), infatti, la Provincia stanzia nel il triennio oltre 2,2 milioni di euro per i così detti costi della politica, 755 mila all’anno.

Salendo più in alto la prospettiva cambia ancora. La voce “Organi Istituzionali, partecipazione e rappresentatività” nel Bilancio Provinciale 2010 vale ben 2,3 milioni in uscita che però sono soltanto il 2,6% dei quasi 89 milioni di spese correnti sostenuti dall’ente di Via Gramsci. Questa cifra contiene inoltre anche i costi per i dipendenti pubblici indipendenti dal mandato che non perderanno il posto di lavoro ma, nel caso, saranno girati ad altre mansioni.

Dati alla mano, insomma, è davvero difficili parlare di riforma sostanziale. La Provincia, ridimensionando i suoi Organi, risparmierà meno del 1% sul totale.  Una situazione che assomiglia più al cassaintegrato che centellina le sigarette o i caffè al bar che a quello che ritrova il posto di lavoro. Sicuramente allevia il disagio ma non risolve il problema.

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Pesaro Switch Off, dal 12 Dicembre la TV è Digitale

Ci siamo quasi, lunedì 12 dicembre anche nella zona di Pesaro la televisione analogica, come noi la conosciamo, si spegnerà per far posto al futuro delle trasmissioni digitali ad alta definizione e dal suono cristallino. Le preoccupazioni, però, non mancano e forse lo switch off causerà qualche piccolo problemino iniziale ma è il tributo equo dovuto al progresso, all’europeizzazione della nazione ed al nostro edonismo più sfrenato.

Per togliersi qualche dubbio, la Regione Marche ha predisposto uno spazio web (www.dtt.marche.it) nel quale trovare tutte, o quasi, le informazioni necessarie a questa rivoluzione copernicana del broadcasting televisivo. Nella sezione delle Faq, si legge più volte la locuzione “servizi di pubblica utilità” anche se poi non viene spiegato in che cosa consistono queste immaginifiche innovazioni.

Alla domanda “Cosa sono i servizi interattivi?”, l’autore (o gli autori visto lo spessore) del testo enumera alcuni di questi optional essenziali come

visualizzare la trama del film che stai guardando, leggere le ultime news sul tuo reality preferito, giocare ai quiz come se tu fossi il concorrente in studio o accedere ad una serie di servizi come il meteo, la guida tv o il nuovo televideo digitale ”.

Tutti servizi di pubblica utilità, non c’è che dire.

I veri vantaggi del TDT (anche se nel resto del mondo l’acronimo di Digitale Terrestre è DTT) sono però ben alti. Ci sarà la grande abbondanza di canali disponibili (“almeno il quintuplo rispetto a ora”, testualmente) ed il fatto che la trasmissione digitale produrrà meno inquinamento elettromagnetico. La frase però termina con questo inciso: “a parità di canali“. Quindi, se fin adesso avevamo a portata di indice una ventina di emittenti, dal 12/12/11 saranno addirittura un centinaio quelli su cui fare zapping. Algebricamente parlando, l’aumento del numero di trasmissioni aumenterà anche l’elettrosmog, o, meglio che vada, al massimo farà pari. Un bel guadagno, non c’è che dire.

Veniamo al sodo. Scorrendo la lista delle frequenze si conta spazio per 699 emittenti televisive. L’assegnazione però non garantisce la trasmissione e dal 12 dicembre non pensate certo di essere sommersi da nuovi canali televisivi. Fino a pochi giorni fa il Presidente della Regione Spacca ha più volte cercato di posticipare lo switch off senza riuscirci, visto il cambio alla guida al Governo. I problemi erano causati soprattutto dalle interferenze che potrebbero arrivare dalle antenne oltre Adriatico ma anche per dare più tempo alle piccole emittenti locali per adeguarsi. TVRS, al momento, è l’unica TV marchigiana che già trasmette regolarmente in digitale al canale 11. Per le trasferte della Scavo, per molti, è più che sufficiente.

Nel dettaglio, i primi 300 canali sono dedicate alle televisioni in chiaro, di queste solo la metà sono assegnate. Tra queste i network nazionali (Rai, Mediaset, La7 e i rispettivi bouquet) e le Tv locali (TVRS, Tv Centro Marche, una fantomatica Pesaro Tv, etc.). Dal 300 in poi ci sono le PayTv mentre il pool dei 500 è dedicato alla trasmissione in Alta Definizione (HD). Le ultime 100 frequenze saranno occupate da emittenti televisive di zone limitrofe e canali jolly, un miscuglio poco (o niente) organizzato da cui magari pescare qualche chicca.

Questo il quadro, anche se ad oggi i canali sono un po’ pochini e se questo DTT è veramente un miglioramento alla fruizione televisiva per gli utenti è tutto da vedere. Continua a leggere

Estratti commentati sul discorso programmatico di Monti

Il futuro dell’euro dipende anche da ciò che farà l’Italia nelle prossime settimane […]. Gli investitori internazionali detengono quasi metà del nostro debito pubblico. Dobbiamo convincerli che abbiamo imboccato la strada di una riduzione graduale ma durevole del rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo. Quel rapporto è oggi al medesimo livello al quale era vent’anni fa ed è il terzo più elevato tra i Paesi dell’OCSE. Per raggiungere questo obiettivo intendiamo far leva su tre pilastri: rigore di bilancio, crescita ed equità.”

Da qui parte il progetto del nuovo Primo Ministro Mario Monti (testo completo Discorso Monti). Equità nei sacrifici, crescita economica per uscire dalla stallo ma anche razionalizzazione dei costi della politica e dello Stato. Il Professore non entra però troppo nel dettaglio ed alcune misure che il suo Governo (il 25° in 65 anni di Repubblica) restano ancora tutte da scoprire. Alcune idee concrete vengono invece svelate ma lasciano alcuni, forse troppi, interrogativi sul modo in cui certe riforme verranno attuate. Monti non si tira indietro e non ci sta a fare la parte del closer che salva in extremis il lavoro lasciato monco da altri. Sul piatto vengono messe delle riforme che, seguendo il discorso, dovrebbero intaccare notevolmente l’attuale sistema. Non si lascia nemmeno scappare un monito ai Senatori in ascolto per cercare maggior consenso possibile:

I sacrifici necessari per ridurre il debito e per far ripartire la crescita dovranno essere equi. Maggiore sarà l’equità, più accettabili saranno quei provvedimenti e più ampia – mi auguro – sarà la maggioranza che in Parlamento riterrà di poterli sostenere. Equità significa chiedersi quale sia l’effetto delle riforme non solo sulle componenti relativamente forti della società, quelle che hanno la forza di associarsi, ma anche sui giovani e sulle donne. Dobbiamo renderci conto che, se falliremo e se non troveremo la necessaria unità di intenti, la spontanea evoluzione della crisi finanziaria ci sottoporrà tutti, ma soprattutto le fasce più deboli della popolazione, a condizioni ben più dure.”

Lavoro – Riforme radicali

Scendendo nel dettaglio, il mondo del lavoro sarà sicuramente il settore su cui i Professori metteranno maggiormente le mani. Purtroppo sembra che l’equità tra lavoratori a tempo indeterminato e precari verrà raggiunta al ribasso anche se alla bastonata seguirà la carota del potenziamento del welfare, seguendo la filosofia della “carezza dopo lo schiaffo” già elaborata dallo stesso Monti.

Con il consenso delle parti sociali dovranno essere riformate le istituzioni del mercato del lavoro, per allontanarci da un mercato duale dove alcuni sono fin troppo tutelati mentre altri sono totalmente privi di tutele e assicurazioni in caso di disoccupazione. Le riforme in questo campo dovranno avere il duplice scopo di rendere più equo il nostro sistema di tutela del lavoro e di sicurezza sociale e anche di facilitare la crescita della produttività.”

Ma aggiunge:

Tenendo conto dei vincoli di bilancio occorre avviare una riforma sistematica degli ammortizzatori sociali, volta a garantire a ogni lavoratore che non sarà privo di copertura rispetto ai rischi di perdita temporanea del posto di lavoro. Abbiamo da affrontare una crisi, abbiamo da affrontare delle trasformazioni strutturali. […]”

Il passaggio più preoccupante è però il seguente visto che lascia intuire un mutamento rivoluzionario dei contratti a tempo indeterminato che però non riguarderà i lavoratori che già sono contrattualizzati.

È necessario colmare il fossato che si è creato tra le garanzie e i vantaggi offerti dal ricorso ai contratti a termine e ai contratti a tempo indeterminato, superando i rischi e le incertezze che scoraggiano le imprese a ricorrere a questi ultimi.”

Inquietante anche la parte del discorso che preannuncia la cancellazione dei contratti nazionali, un’esportazione nazionale del modello Pomigliano:

“Intendiamo perseguire lo spostamento del baricentro della contrattazione collettiva verso i luoghi di lavoro, […] che va accompagnato da una disciplina coerente del sostegno alle persone senza impiego volta a facilitare la mobilità e il reinserimento nel mercato del lavoro […].“

Più suadenti, invece, le proposte per favorire il lavoro femminile con possibili sgravi fiscali ed agevolazioni per le donne lavoratrici:

È necessario affrontare le questioni che riguardano la conciliazione della vita familiare con il lavoro, la promozione della natalità e la condivisione delle responsabilità legate alla maternità da parte di entrambi i genitori, nonché studiare l’opportunità di una tassazione preferenziale per le donne.”


Crescita economica – Unica via d’uscita dalla Crisi

Un punto fondamentale del programma del Governo Monti è la crescita dell’economia, unico argomento per convincere i mercati dell’affidabilità dell’azienda Italia e causa prima della nel nostro paese. Continua a leggere

A Pesaro 1 su 5 è senza lavoro

I dati diffusi l’altro giorno dalla CNA di Pesaro e Urbino non sono certo rassicuranti e dimostrano che anche nella nostra Provincia quello del lavoro, o meglio della mancanza del lavoro, è un problema che riguarda da vicino anche i pesaresi. In molti diranno che non serve leggere i numeri per accorgersi della criticità dell’occupazione, basta guardarsi attorno.

In questi giorni le più grande imprese locali, ma anche quelle piccole, stanno già pianificando la Cassa Integrazione per il prossimo anno. Altre chiudono direttamente e qualcuna sta tentando di introdurre il modello Marchionne, una flessibilità a senso unico che vede forzatamente a casa i lavoratori nei momenti di calma produttiva per poi recuperare le ore nei momenti più caldi.

 

Poi c’è chi come Angelo Ranallo, di anni 57, ha scelto la morte per levarsi dalla scomoda situazione di ex lavoratore, troppo vecchio per un nuovo impiego e troppo giovane per la pensione. Un gesto simile dovrebbe far riflettere ma la notizia è stata un po’ troppo snobbata dai media locali che in quelle ore hanno trovato una tragedia molto più vendibile in edicola.

Che la situazione è difficile lo dice pure la Confindustria locale, nella persona del presidente provinciale Claudio Pagliano che snocciola alcuni dati poco rassicuranti. Secondo gli industriali pesaresi nel nostro territorio la produttività aziendale è tornato sui livelli di 5 anni fa con un incremento esponenziale del ricorso alla CIG, decuplicata dal 2007 (457 mila ore) a Settembre 2011 (5,8 milioni di ore). Pagliano prevede anche un incremento del tasso di disoccupazione che nel 2010 dice essere stato del 4,7% (inferiore del 3,7% rispetto al dato nazionale).

I calcoli ufficiali per misurare la percentuale di disoccupazione sono molto complicati ed astrusi ma con una semplice calcolatrice si possono ricavare cifre molto più semplici ma comunque significativi. Ad esempio, prendendo in esame i dati della CNA e mettendoli in relazione con i residenti in età lavorativa (tra i 16 e i 65 anni) i numeri cambiano parecchio e, forse, sono anche più rappresentativi della situazione attuale.

 

Nella Provincia di Pesaro e Urbino, secondo l’Associazione degli Artigiani, sono 42.771 le persone iscritte agli uffici di collocamento in cerca di lavoro, ovvero il 18% della popolazione attiva che si aggira intorno alle 238.132 unità (dati ISTAT). Di questi solo 17.123 sono maschi, evidenziando ancora una volta la difficoltà per le donne ad inserirsi nel mondo del lavoro.

 

Complicata la situazione anche per i giovani tra i 25 e i 34 anni che registrano una media di disoccupazione del 25% abbondante ma pure per gli over 40 lo scenario non è idilliaco. Tra i 40 ed i 44 anni sono 6.055 i non occupati su 30.189 parietà mentre nella decina superiore quelli che ricercano un lavoro sono il 15,3%. Naturalmente chi si è rassegnato alla condizione di inoperosità, aspettando la pensione o sgranocchiando i risparmi di una vita barcamenandosi alla benemeglio, non figurano in alcuna statistica e aumentano il numero reale dei disoccupati.

 

La CNA propone anche alcuni dati relativi a Pesaro e per una buona interpretazione devono essere aggregati con i quelli dei Comuni dell’Unione di Pian del Bruscolo, territori in cui le imprese sono più presenti e dove non ci sono Centri per l’Impiego. Il dato assoluto è che i disoccupati pesaresi sono 17.624, ovvero il 21,6% della popolazione attiva residente nel Comune di Pesaro e nel Interland che in totale conta quasi 82 mila anime (61mila scarsi di Pesaro + 21mila degli altri Comuni). In questa realtà la differenza tra occupazione maschile e femminile è abbastanza marcata. Il tasso di disoccupazione per le donne è del 25,7% mentre per gli uomini la percentuale è “solo” del 17,8%.

 

Numeri che da soli possono dire poco e che vanno presi con le molle non essendo io uno statistico di professione ne per diletto. La situazione economica del Paese, e di conseguenza anche nella nostra Provincia, non è comunque rosea e non sembra esserci uno spiraglio all’orizzonte che possa far passare il pessimismo. Naturalmente, prima o poi, la ciclicità del sistema monetario e produttivo dovrà tornare a livelli più accettabili, resta solo da capire come usciremo da questo momento. Se prenderemo atto dei difetti e delle contraddizioni del sistema sul quale basiamo le nostre attività e lo metteremo in discussione, probabilmente il futuro potrebbe essere migliore, altrimenti ci resta soltanto di rassegnarci a vivere in questo modo.